Descrizione
Attualmente la chiesa, nonostante sia in pessime condizioni, conserva un bellissimo pavimento in maiolica napoletana, raffigurante un pellicano che nutre i figli con il proprio cuore.
Nel 1616 don Alfarano fondò un Conservatorio di vergini detto delle "Monacelle", che nel 1661 venne riconosciuto come monastero di clausura di SS. Giuseppe ed Anna, sotto la regola di Santa Chiara.
Il monastero, situato in via S. Domenico 16, presenta un lungo prospetto continuo che comprende la chiesa e il campanile. Due ingressi portano al convento, uno al di sotto del bel campanile rococò, l’altro al numero 16 con bel portale con lesene e doppie bugne alternate (inizio Settecento).
All’interno ampio cortile con lungo ballatoio sorretto da mensoloni.
Dala corrispondenza del 26/01/1856 della badessa Marianna Antonelli, risulta che il monastero poggiava "le sue fondamenta sulla figura di un poligono irregolare"; era dotato di quindici celle, un chiostro, un dormitorio, sei "officine" una per lavorare i dolci, una per la pasta ed il pane e le altre per la lavanderia, cucina, anticucina e refettorio. Nove vani erano adibiti a depositi di provviste e oggetti vari; una stanza era destinata all'educandato ma non esisteva quella per le novizie. Uno era il parlatoio con due grate corrispondenti ciascuna a due locali separati, uno senza luce e l'altro con una finestra.
Gli anni successivi all'Unità d'Italia ed al conseguente incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello Stato, furono senza storia per il monastero che fu definitivamente lasciato dalle monache superstiti il 15 aprile 1901. Già negli anni precedenti il sindaco dichiarò che il comune attendeva il momento di adibire l'immobile a scuola.
Il monastero, infatti, nel corso degli anni, ha ospitato scuole di diverso indirizzo e tale destinazione ha comportato un adeguamento strutturale alle nuove esigenze. La chiesa fu riaperta al culto nel 1907 e successivamente chiusa e abbandonata pur meritando, per la sua storia e per la sua bellezza, di essere recuperata e restituita ai monopolitani.
Fonte:
Tra conventi e monasteri- Le case religiose a Monopoli. Michele Pirrelli - Gelsorosso